Auguri, amore, cosa ti regalo?
Regalami il tempo, caro… il tempo!
Auguri, amore, cosa ti regalo?
Regalami il tempo, caro… il tempo!
Aglio e rosmarino,
sedano, buonsenso e cipolla…
carote, prezzemolo e fiducia,
coraggio,
prosciutto crudo
olio extra vergine d’oliva,
forza
e resistenza…
Il caffè, non si può farne a meno,
leggerezza,
diplomazia,
e pazienza.
carta d’alluminio,
faccia di bronzo,
uova (di galline allevate a terra),
burro, riso integrale,
riso di gusto, ridersi addosso…
(adesso non posso),
verdure, pomodori e patate,
ritornerà l’estate ?
panna, paprica e pancetta,
ecco, mi sembra che c’è tutto:
nella mia lista della spesa
forse manca solamente…
———————————
oppure non manca niente!
Pensavo che Gabriele fosse un originale. Talvolta ho pensato che la sua fosse una forma di protesta contro il consumismo. Altre volte ho seriamente creduto che fosse per colpa mia se lui indossava estate ed inverno le stese logore scarpette di tela. “Vedi”, mi dicevo, “non vuole chiederti le scarpe che a lui piacerebbe indossare perchè sicuramente costano troppo…” E così, ripettosa delle sue motivazioni, qualunque fossero, lo guardavo uscire, anche in questi giorni di freddo tremendo, con neve, ghiaccio e quanto ce n’è, con le solite, misere, estive scarpette da tennis, con il consunto apostrofo della nike sulla sudicia tela…”Copriti, copriti…” osavo sussurrare appena, ma quello, inossidabile, usciva di casa, con ogni tempo ed ogni temperatura fornito della solita vecchia felpa e schifava maglioni, sciarpe e cappelli.
Poi stamattina ho preso l’autobus. Sai com’è: la macchina è dal meccanico! Era da un po’ che non prendevo l’autobus e così mi sono ritrovata circondata da decine di studenti che andavano a scuola. L’autobus era stracolmo di filiformi ragazze e vigorosi ragazzi, tutti rigorosamente forniti di miseri giubbottini leggeri, tutti appesi ai loro telefonini tramite decine di auricolari, tutti lì a inviare sms con dita velocissime…
Non vuoi che casualmente, nell’intento di mantenere un equilibrio stabile, mi scappa l’occhio in basso verso quella selva di piedi che mi circonda?
Incredibile… hanno tutti le stesse misere scarpette di tela! Scarpette malva, rosa e bianche per le femmine e blu e bianche per i maschi!
Lo so per certo, non ho guardato altro durante tutto il viaggio…
Taglia la faccia, duro e gelato un vento aspro che cerca vendetta. E tu calchi il cappello e ti stringi nella sciarpa, incassi la testa nel collo e ti affretti. Via di corsa verso casa, una tana calda, la promessa del ristoro. Ma intanto percorri le strade gelate, buie e semivuote, ti sembra di trovarti in un paesaggio abbandonato, qua e là negozi chiusi, forse già chiusi, forse chiusi per sempre; i muri scrostati e un’aria di generale abbandono. Sarà il freddo, sarà che è buio. Sarà che questo lungo inverno non è finito ancora e non ne vuole sapere di finire…
Ne è passata di acqua sotto i ponti. Sono trascorsi anni chiusi dentro un cappotto grigio di rabbia. Disillusione e amarezza sono scivolati via, spazzati dal tempo che, come acqua, ha ripulito tutto. Resta la sconfitta del tempo che è passato e si è portato via tutte le illusioni, tutte le speranze. Resta, nonostante tutto, la certezza che si è, quello che si è; magari un po’ meno di quanto si credeva, ma infine è la certezza di essere che si accetta così com’è. L’inverno è ancora lungo e ci saranno ancora momenti grigi per te e per me.
Io ti ho perdonato da tanto tempo, per quello che vale.
